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Micrcoshapes

Micrcoshapes

Qual’è la dimensione più piccola che può essere progettata dai designer?

Microshapes è un percorso di ricerca nei territori delle microtecnologie, per comprendere se e in che modo il design possa progettare prodotti microscopici.

IL progresso tecnologico include prestazioni sempre più avanzate all’interno di volumi sempre più ridotti. Sta infatti nascendo un sistema di dispositivi con dimensioni paragonabili a quelle degli insetti e capacità prestazioni estremamente sviluppate.

 

I principali attori di questo complesso scenario sono ricercatori e ingegneri, figure con una formazione tecnico scientifica. Per i designers invece si tratta di un territorio pressochè inesplorato.

Questo progetto consiste in una profonda esplorazione all’interno dell’universo delle microtecnologie con l’obiettivo di capire quale può essere il ruolo del design in questo contesto e generare uno strumento progettuale, un sistema orientativo dedicato ai designer per progettare concretamente prodotti microscopici. 

Ciò significa fondamentalmente fare i conti con nuove strutture, nuovi comportamenti, relazioni e ambienti.

Strutture

Questi dispositivi sono combinazioni di microcomponenti che lavorano in modo integrato sviluppando differenti funzioni. Le loro strutture sono eterogenee e, in base alla complessità, sono in grado di sviluppare capacità più o meno avanzate.

Tra i più interessanti ci sono i MEMS, i dispositivi micro elettronici, la cui configurazione base è composta da 3 elementi.
Un sensore che interagisce con l’ambiente. Un chip che processa le informazioni ambientali catturate dai sensori e genera comandi. Infine gli attuatori, che reagiscono ai comandi fornendo delle risposte meccaniche.

Le dimensioni contano ! 

Anche se questi sistemi hanno dimensioni sempre ridotte, sono comunque variabili. In base alla loro complessità strutturale e funzionale essi possono misurare qualche centimetro, come avere dimensioni effettivamente micrometriche.

Comportamenti

I Microchip possono essere considerati come il cervello di questi dispositivi, i sensori gli occhi o gli altri organi sensoriali e gli attuatori le braccia o le gambe. La combinazione di questi componenti introduce alcuni comportamenti interessanti com l’intelligenza artificiale e l’intelligenza di sciame. 

La prima è la capacità di reagire in mondo autonomo a degli stimoli ambientali la seconda invece è un tipo di comportamento riscontrabile in alcune specie naturali come le api o le formiche. Essa somma le capacità di tanti dispositivi autonomi, in grado di relazionarsi tra di loro, al fine di compiere delle azioni di gruppo di natura complessa.

Mobilita’

Al pari del macro, le possibili tipologie di movimento di questi sistemi sono molteplici. Essi sono infatti in grado di camminare mediante l’impiego di arti meccanici, possono muoversi all’interno di liquidi nuotando e altri possono strisciare. Esistono poi alcuni tentativi per sviluppare le capacità di volo. 

Ambienti

La dimensione miniaturizzata porta a delle variazioni nelle relazioni che questi dispositivi hanno con l’ambiente rispetto ai normali prodotti. Fenomeni che possono sembrare trascurabili nel mondo macro, a questo livello diventano rilevanti. Qualche goccia di acqua può corrispondere ad un grande bacino, un lieve soffio di vento può equivalere ad una tempesta.

Occorre poi considerare ambienti inediti che diventano habitat plausibili. Il corpo umano e gli organi interni sono un territorio estremamente promettente per lo sviluppo di questi sistemi.  Lo dimostra l’avanzamento delle microtencologie medicali che promettono risultati estremamente efficaci con livelli di invasività decisamente ridotti rispetto alle formule tradizionali.

Relazioni

 

Come ci relazioniamo con prodotti che non possiamo vedere, toccare o sentire?

IL design progetta sostanzialmente relazioni visive e tattili ma, a livello micro, le cose si complicano. E’ come se ci approciassimo ad un oggetto indossando degli occhiali per saldatura, guantoni da boxe e auricolari a tutto volume; una relazione davvero poco efficace. La cosa interessante è che alcuni sensi come l’olfatto e il gusto non sono influenzati dalla riduzione dimensionale, le condizioni rimangono pressochè invariate nel passaggio da macro a micro e questo è un dato molto importante.

Occorre direzionare la progettazione privilegiando questi sensi e trovando delle soluzioni inedite per stabilire delle relazioni sensoriali concrete con questi prodotti. 

DESIGN RULES

 

Tecnologie, materiali, comportamenti, relazioni, vita e morte.

Si tratta dell’ossatura di uno strumento progettuale per muoversi in modo coerente all’interno della microdimensione.

Una serie di regole, da implementare, che forniscono indicazioni su come i designer possono gestire la progettazione di prodotti microscopici.

 

SCARICA IL PROGETTO
COMPLETO


Ma i designer
cosa possono fare?

 

Possiamo entrare a far parte del processo di produzione, lavorando al fianco di ingegneri e specialisti per sviluppare nuove funzionalità, aprire nuove strade ed ottimizzare le relazioni tra questi sistemi, le persone e l’ambiente.

Rimane il fatto che si tratta di un territorio molto complesso e in evoluzione che solleva una serie di questioni di natura etica legate ai rischi potenziali che accompagnano queste tecnologie. 

Occorre essere consapevoli dei rischi in termini di sicurezza, salute e privacy che questi dispositivi possono recare oltre alle loro indubbie potenzialità. Possiamo però aiutare a dare forma ad un futuro più leggero con oggetti più potenti di prima.

 

Progetto di tesi

Politecnico di milano 

many thanks to Prof. Stefano Maffei

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